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Campo Bello di Mazzara | Stampa |

Trapani: CAMPOBELLO DI MAZZARA - Antichi Sapori Siciliani -

 

Campobello di Mazara, antico agglomerato del XV secolo si estende per una superfice territoriale di Kmq 65,76 con una densità di popolazione di 200 abitanti per kmq. Sorge a circa 100 metri sul livello del mare su una zona pianeggiante che va dolcemente degradandosi fino al mare. Sulla stessa  insistono lussureggianti piantagioni di varietà di oliveti tra le quali la più rinomata è la "Nocellara  del Belice", ottima oliva da mensa e da olio, molto conosciuta ed apprezzata in Italia ed all'Estero. Inoltre pregiate colture di vigneti, agrumeti (limoni, mandarancia, navel, wascinton), frutteti e  specialistiche serre con ogni tipo di prodotti ortofrutticoli ricchi di eccellenti  elementi organolettici dai caratteristici sapori mediterranei. Il "pane nero", prodotto integrale con farina di frumento di grano duro - la così detta (tumminia) - con esclusione della crusca più grossolana,  il "formaggio pecorino" e la "ricotta" componente peculiare dell'artigianato dolciario locale sono altre tipiche produzioni di questo territorio che per bontà, genuinità, sapore e freschezza non temono confronti. Il suo nome deriva da campus belli perchè proprio nel suo territorio si svolge la battaglia finale della disputa tra Segesta e Selinunte. Colonia greca costituita in particolare da agricoltori ha nel suo territorio le Cave di Cusa da cui i selinuntini tirarono fuori le pietre per edificare i loro templi.Caratteristica del paese sono i cortili e i giardinetti dirimpetto alle abitazioni, anche se l'espansione urbanistica negli anni Settanta ha distrutto moltissimi di questi caratteristici edifici.

Tra i monumenti da vedere il Castello feudale (XVII sec.) e la Chiesa Madre 1618, mentre da visitare il Museo della vita e del lavoro contadino. discorso a parte meritano le Cave di Cusa, a poco più di tre Km. a Sud-Ovest dal paese. Si tratta delle cave di tufo da cui si estraeva il materiale per la costruzione dei templi di Selinunte. Resti dei grandi tamburi cilindrici delle colonne sono ancora oggi giacenti in mezzo alle cave, quasi come se qualcuno le avesse lasciato lì per tornare poi a riprenderli.